In un famoso articolo della Harvard Business Review si riflette sulla figura dell’innovatore passando in rassegna i più popolari imprenditori che hanno conquistato il mercato con le loro idee rivoluzionarie creando anche nuovi modelli di business
Gli autori, Jeffrey H. Dyer, Hal B. Gregersen e Clayton M. Christensen, fanno una rassegna dei leader dell’innovazione non solo con lo scopo di riflettere sulla straordinaria creatività che viene messa in gioco ma anche per andare a fondo della questione e chiedersi se tra tutti loro esista un minimo comun denominatore di capacità, predisposizioni o esperienze che li hanno facilitati nel trovare soluzioni innovative.
Da cosa nasce la loro strategia innovativa? Si tratta di una creazione dovuta al genio o al contrario è dovuta a capacità che tutti potrebbero conseguire con una buona strategia innovativa?
L’esito della ricerca ha dimostrato che tutte le persone prese in esame, pur diverse tra loro per capacità e risorse, hanno cinque talenti che li accomunano.
Insieme questi talenti costituiscono un vero e proprio modo di concepire il mondo, ma anche di sperimentarlo. E ciò che fa la differenza è saper mettere insieme tutte le osservazioni e le sperimentazioni per poter fare nascere un nuovo processo creativo. Un aspetto che va completato con la dote di creare networking, ovvero di mettere il frutto del proprio genio dentro un sistema che lo avvii e non lo lasci improduttivo.
Quello che stupisce è come questi geni che portano idee così rivoluzionarie non siano avulsi dal mondo quotidiano in cui viviamo tutti, al contrario lo conoscono a fondo e sanno connettere tra loro le parti per creare qualche cosa di nuovo che porta al cambiamento.
E’ un concetto che sta alla base del pensiero innovativo: alterare l’ordine delle cose stabilite per farne di nuove. Questo ci aiuta a capire meglio il vero insegnamento che possiamo trarre da questa ricerca: non bisogna dimenticare che l’innovazione non è solo il risultato di capacità esclusive, ma un vero e proprio pensiero, un paradigma non ancora sperimentato. Per cominciare ad approcciarvisi è certamente utile esercitarsi sulle capacità più richieste per pensare ed agire in questo contesto, come ben fanno i protagonisti di questa ricerca.
Fermo restando che l’essere innovativi è un percorso molto personale dell’individuo, che non deve ereditare incondizionatamente capacità altrui, ma rimettere in gioco il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze per trovare un nuovo modo di sperimentare e concepire il mondo.
Leggi l’articolo dell’Harvard Business Review
di Alessandro Barci

