Uno degli obiettivi di un facilitatore HR è la costruzione e il sostegno di un gruppo di lavoro che ragioni e operi effettivamente come un gruppo.

Quando viene definito nel numero di partecipanti e nei suoi compiti, il gruppo di lavoro è al suo primissimo stadio di creazione e molto deve essere fatto per raggiungere una effettiva collaborazione e quindi un maggiore valore aggiunto.

Per intraprendere questa strada è necessario che la persona non perda di vista un aspetto che all’interno del team può essere messo facilmente da parte, ovvero il lavoro su di sè. Pare infatti che inseriti in un team la prima cosa da fare sia focalizzarsi sulla nuova realtà collettiva, invece che rivolgere l’attenzione sul proprio comportamento . In realtà bisognerebbe chiedersi se oltre ad essere fisicamente inseriti in questo contesto si sia anche preparati a collaborare, pensare e agire in tal senso. Uno dei problemi principali della realtà di gruppo è quello di costituirlo senza effettivamente badare alla nuova dimensione che esso porta nel fare, nel pensare, nel comunicare. Si rischia in questo modo di lavorare in gruppo rimanendo ancora per così dire “sintonizzati” in una modalità di lavoro singola.

Solo avendo consapevolezza della nuova dimensione di comunicazione e di interazione si può cercare di agire efficacemente per ottenere un risultato concreto.

La facilitazione aiuta le persone in questo senso sostenendole nella presa di coscienza di queste aree e nel lavoro su di esse.  Interagire deve significare agire insieme, sfruttare l’opportunità di avere altri pareri e altri punti di vista che possono arricchire la propria decisione e ampliare le prospettive. In questo senso per poter godere di questi vantaggi dobbiamo innanzitutto chiederci: il nostro pensiero e le nostre azioni sono aperte a questo reciproco scambio, a questa possibilità di arricchimento? Oppure comunichiamo le nostre idee e stiamo a vedere se vengono accettate o meno, senza pensare ad esse come un punto di partenza per un miglioramento fatto con l’aiuto degli altri? E’ in questo secondo passo infatti che consiste la vera capacità di lavorare in gruppo, cioè nell’utilizzo di più punti di vista, suggerimenti, integrazioni e critiche che i membri sono in grado di offrire. Il punto centrale non è più il contributo singolo, ma il risultato che il gruppo produce lavorando su quel contributo, cambiandolo e rimodellandolo.

Una pratica alla quale la facilitazione può ricorrere per sostenere il team building è ad esempio la costruzione creativa. Si riunisce insieme il gruppo con l’obiettivo di trovare una soluzione nuova ad un problema. Attraverso un brainstorming ognuno mette in gioco le proprie idee, sarà poi il facilitatore a selezionare progressivamente quelle proposte che conducono efficacemente ad un risultato, e a collegare insieme gli spunti più interessanti.

Il brainstorming può educare le persone al significato della collaborazione collettiva perchè il contributo di ogni membro ispira gli spunti personali di ognuno, li influenza e li guida verso associazioni che da soli non riuscirebbero a fare. I partecipanti stessi ascoltando gli spunti che il loro contributo suscita negli altri sono portati ad averne di nuovi e di diversi, a modellare ulteriormente la propria idea. E così si giunge ad una vera co-creazione di qualche cosa che solo insieme si può ottenere.

La pratica aiuta a portare l’attenzione dell’individuo verso la nuova realtà del gruppo e a partecipare attivamente quindi al fare squadra. Si tratta del primo e fondamentale passo di ogni team di lavoro, ma è quello necessario per poter entrare effettivamente in questa dimensione e lavorarci con efficacia.

« »